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Firenze, 13 Dicembre 2018 (Giovedì)
LE SPADE DI SINRASIL

Capitolo 12
L’Albero Sacro

Ecyl oltrepassò Caer Belfrot muovendo Bora al trotto. La fortezza era stata eretta diversi secoli prima e sembrava aver superato bene l’usura del tempo. L’aveva voluta, Re Odritch Rostead, un antenato di Inghard. Era il baluardo orientale posto a protezione della capitale Filla.

Ecyl, si girò un attimo indietro in direzione di Pewick. Una lacrima le solcò il bel volto. Si rese conto che stava lasciando dietro le sue spalle tutta la sua vita. Tutto quello che aveva, non c’era più. Tutto quello che conosceva non era vero, o almeno lo era solo in parte. Una paura simile, e tremenda, la accomunava, ora, a Nim, anche se Ecyl non lo sapeva. Anche i motivi erano diversi. La ragazza aveva paura di chiedersi “Chi sono io?”.

Raggiunse dopo una non breve cavalcata il Ponte di Granito. Ecyl notò che al comando del posto di guardia c’era un soldato tamrai.

«Donna! Non puoi oltrepassare il ponte se non hai un lasciapassare», l’apostrofò proprio il tamrai con il suo inconfondibile accento.

«Non è mai occorso un lasciapassare per andare a Filla», s’indispettì la ragazza.

«Da oggi occorre! Ordini precisi del nuovo sovrano. Ti consiglio di tornartene indietro, se non vuoi guai», rispose con fermezza il soldato dell’impero di Tanh Man Ra.

Ecyl lo guardò sprezzante per qualche istante. Infine tirò le redini verso destra. Docilmente Bora si girò su sé stessa avviandosi al piccolo trotto sulla strada verso Caer Belfrot, tornando sui suoi passi.

La vita di Ecyl era stata spezzata in poco tempo da eventi traumatizzanti e irrevocabili. In quel momento la ragazza pianse. Quelle lacrime non erano, però, solo per sé, bensì anche per il suo popolo, colpito da un altrettanto atroce destino. La libertà e la pace non esistevano più, erano volate via come rondini in autunno. Per i grundiani si preparava un oscuro periodo di fame, schiavitù e tormento. Il suo popolo avrebbe probabilmente vissuto nell’attesa e nella speranza della primavera. Chi sarebbe stato, però, in grado di dar loro almeno la speranza, chi sarebbe riuscito a far tornare le rondini? Forse solo gli dei lo sapevano.

Ecyl non aveva intenzione di tornare a Pewick: non aveva più niente che la legasse a quel villaggio. Pensò all’unico amico che gli era rimasto, al vecchio Agas, ma abbandonò, ben presto, quel pensiero. Aveva bisogno di allontanarsi dal luogo che avrebbe solo arrecato tristi ricordi al suo cuore. Aveva bisogno di andare avanti, di sapere quali erano le sue vere origini. Portatasi fuori della vista delle guardie, girò il cavallo verso la sua destra addentrandosi nella Grande Silva, la foresta più sconfinata della Terra di Grund.

Era ormai buio. Si accampò al centro della Radura Verde, era così chiamata una zona della foresta priva d’alberi. Accese il fuoco vicino ad un vecchio tronco abbattuto. Aveva della carne secca nello zaino e, seduta sul tronco, iniziò a masticarla. Bora la imitò brucando l’erba. La ragazza prese dallo zaino il libro. Capì che la runa incisa sulla copertina, la stessa runa della spada di Nim, significava Albero Sacro, il titolo del libro appunto.

Ecyl iniziò a leggere.

«Questo è un libro magico. Solo chi appartiene all’Albero Sacro è in grado di vedere e leggere il suo contenuto.»

Nella mente di Ecyl risuonarono le parole di suo padre “uno strano libro, le pagine erano tutte bianche.”

Lei era in grado di leggere il libro, ma suo padre aveva visto solo pagine bianche. Allora come avevano fatto i suoi genitori adottivi a dargli lo stesso nome che c’era scritto sul libro? Perché lei riusciva a leggerne invece il contenuto? Forse lei apparteneva all’Albero Sacro, ma cosa voleva dire questo? Cos’era l’Albero Sacro? Forse avrebbe avuto delle risposte continuando a leggere.

«Questo libro sarà aggiornato, per magia, con le notizie legate all’Albero Sacro della Terra di Grund: l’Antica Betulla Bianca. Quest’albero si trova nell’Isola delle Farfalle. Nei suoi rami si trovano gli spiriti delle dinastie che hanno governato la Terra di Grund. L’Albero affonda le sue profonde radici negli antichi padri, sostegno e nutrimento per le ramificazioni delle loro discendenze. Un nuovo virgulto è da poco spuntato sul ramo di Re Inghard Rostead, pronto ad accogliere il suo erede.»

Ecyl smise di leggere pensierosa. “Che strano” pensò “Tutti dicono che il nostro sovrano non avesse eredi, infatti è salito al trono quell’ignobile servo dei tamrai.”

Voltò pagina e vide l’Antica Betulla Bianca. Non era un’immagine stampata sul libro, la stava vedendo veramente. Notava i suoi rami muoversi al soffiar del vento. Chiuse immediatamente il libro, spaventata. Un brivido gli fece accapponare la pelle. Ecyl iniziò a guardarsi intorno. Non notò niente di strano. Bora brucava tranquilla la tenera erba. Questa visione la tranquillizzò.

Si fece coraggio, riaprì il libro e continuò a leggere.

«Un ramo di Inghard è stato spezzato con la morte della Regina Katerina e di suo figlio che portava in grembo.»

Questa è una storia che conosceva bene, come anche tutti i suoi compatrioti. E da questo episodio che era scaturita la guerra contro i nemici di sempre e ora assassini della regina: i tamrai.

«Ma è spuntato subito un altro ramo sulla Sacra Betulla. Re Inghard ha sposato di nascosto, alla presenza di solo pochi e fedeli sudditi, la principessa Ezianne di Briador, rendendola sua regina.»

Ecyl ebbe un tuffo al cuore. Aveva paura di continuare a leggere.

«Da questa unione si è generato il nuovo virgulto: Ecyl Rostead.»

Un tumulto di sensazioni e di pensieri si riversò su di lei. Ecyl stava per essere sopraffatta. Aveva voglia di piangere, ma non ci riuscì. Lei, la figlia del Re Inghard? No! Questo non era possibile. La sua parte più razionale gli gridò che si trattasse, senza dubbio, solo di un fatto d’omonimia.

La sua parte più emotiva comprese che la cosa potesse essere vera e che in un solo giorno aveva perso ben due padri. Iniziò di nuovo a piangere sommessamente, si sentì più sola che mai.

Il suo spirito forte e pratico si riprese, però, abbastanza alla svelta: se era figlia del re perché l’avevano abbandonata? Dov’era, ora, sua madre Ezianne? Per saperlo bastava continuare a leggere.

La storia dell’Albero Sacro, però, finiva lì. Non c’era scritto altro. Il libro si aggiornava, per magia, solo con le notizie legate all’Albero stesso. Se voleva sapere cos’era accaduto, dopo la sua nascita, avrebbe dovuto scoprirlo da sola.

Nel tumulto dei pensieri, dei fatti atroci e delle rivelazioni che aveva subito quell’infinito giorno, spuntò una nuova sensazione. Ecyl avvertì uno strano sollievo. Fu il suo cuore a capire, per primo, la natura di questo conforto. Nim non era suo padre e nemmeno il marito di Ezianne!

Nim aveva comunque qualcosa a che fare con lei. C’erano molte cose che li accomunavano. Nim aveva la spada con la runa dell’Albero Sacro, il ritratto di sua madre e uno zaffiro uguale a quello incastonato nell’anello che aveva messo al dito.



L'Anello di Sinrasil

I suoi pensieri furono interrotti proprio dallo zaffiro dell’anello: lo vide iniziare a lampeggiare con una strana luce rossa. Sentì una forte vampata scorrere sul suo corpo e poco dopo cadde stremata a terra.

Un lampo illuminò il cielo e un tuono rimbombò, poco dopo, in lontananza.



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